







L’opera si presenta come un atto di riflessione sul passaggio dell’uomo e sulla natura come custode suprema della memoria. Al centro della composizione, un cavallino a dondolo, archetipo universale dell’infanzia e della permanenza domestica, viene sottratto alla sua funzione ludica per essere riconsegnato a una dimensione primordiale.
La superfice rivestita di cirripedi, agisce come una “protezione naturale” il materiale organico colonizza l’oggetto, cristallizzandolo in una nuova veste geologica. Questo intervento non è una distruzione, ma una forma di conservazione radicale.
Se il passaggio dell’uomo sulla terra è spesso segnato dal desiderio di trasformare e dominare, qui il processo si inverte. La natura si fa carico dell’oggetto, ricoprendolo di vita per preservarlo dal tempo che scorre.
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