Fuori dal mio studio n.4

Antotipia su tela 20x20x5 cm

Fuori dal mio studio n.7

Antotipia su tela 60x60x5cm

Questi lavori sono il fermo immagine di una presenza che abita la soglia del mio studio da mesi: l’ombra della rete da cantiere che sosta davanti alla mia porta principale. Non è un caso isolato, ma l’esito di un esercizio di osservazione prolungata che porto avanti sul territorio. In questi mesi, il mio sguardo si è fatto selettivo, abituandosi a mappare le ombre che definiscono il paesaggio del Mezzogiorno, quel “non finito” di cantieri perenni che, tra conservazione e sospensione, sono diventati per me strumenti di orientamento urbano.

La tecnica è una sorta di fotografia alchemica che sfrutta le proprietà della curcuma e l’azione dell’alcol guidate dalla luce, non è che un mezzo per dare forma a questa delicatezza invisibile.

La rete da cantiere, prelevata dal perimetro del mio spazio di lavoro, agisce come una membrana che cattura il tempo e le trasformazioni sociali, ecologiche e politiche dei luoghi che abito. È un’indagine che intendo portare oltre la tela, verso la scultura e lo spazio urbano, per comprendere come queste ombre possano abitare fisicamente il paesaggio. In questo senso, la mia ricerca si allinea al tentativo di costruire una geografia artistica che si racconta a partire dalle proprie esperienze, interrogando ciò che resiste e ciò che è fragile in questo territorio. Non mi interessa narrare il Sud come mito, ma come un ecosistema complesso in costante divenire, dove la pratica artistica diventa un archivio critico di presenze e di sguardi.

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